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ottobre a Circo Massimo

Siamo lavoratori e lavoratrici, in generale cittadini, che da mesi ci mobilitiamo contro la gestione governativa della crisi sanitaria, economica, culturale ed umana.

Riteniamo fondamentale che si sviluppi un movimento ampio ed orizzontale che già ha dimostrato di essere in massima parte sinceramente antigovernativo e che ha come obiettivo di costruire relazioni più umane e libere all’interno della società; un movimento che si opponga a quella ricetta che è contemporaneamente neoliberista e fondata sul disciplinamento sociale, che vede come protagonisti il banchiere Draghi, i ministri del suo governo e i partiti che palesemente o subdolamente ne appoggiano le politiche.

Siamo lavoratori e lavoratrici, in generale cittadini, che da mesi ci mobilitiamo contro la gestione governativa della crisi sanitaria, economica, culturale ed umana.

Riteniamo fondamentale che si sviluppi un movimento ampio ed orizzontale che già ha dimostrato di essere in massima parte sinceramente antigovernativo e che ha come obiettivo di costruire relazioni più umane e libere all’interno della società; un movimento che si opponga a quella ricetta che è contemporaneamente neoliberista e fondata sul disciplinamento sociale, che vede come protagonisti il banchiere Draghi, i ministri del suo governo e i partiti che palesemente o subdolamente ne appoggiano le politiche.

In riferimento alla manifestazione nazionale indetta per sabato 20 novembre 2021 a Roma, ci sentiamo di dover dire la nostra per fare chiarezza nel caos disinformativo determinato dai più diffusi mezzi di comunicazione di massa e da una galassia di canali e gruppi sui social media che tentano di rendere sempre più torbide le acque in cui nuota questo movimento.

Il principale organizzatore della manifestazione del 20 novembre al Circo Massimo è tal Nicola Franzoni, commerciante che si è appropriato dei contributi dei propri dipendenti e che aveva indetto a maggio 2020 il flop della “marcia su Roma”; costui si rifà esplicitamente al fascismo, sia quello del ventennio sia il neofascismo post-liberazione, rivendicando di essere a tutt’oggi un seguace della linea politica di Almirante, di Pino Rauti (capo della disciolta organizzazione nazifascista Ordine Nuovo), di Fiamma Tricolore, amico, fratello e sodale di Castellino (di cui ha condiviso il palco e le azioni del 9 ottobre scorso a Roma, dove si trovava pur avendo un foglio di via dalla capitale) e vicino come sensibilità a Forza Nuova e Casapound.

Gli altri organizzatori non sono da meno, rifacendosi tutti, direttamente o indirettamente, a un’ideologia nazionalista, sovranista, di egoismo costituzionalizzato. Le idee politiche – e quindi la visione di società – che hanno questi soggetti, nella situazione di regime autoritario sempre più palese che stiamo subendo, non rappresentano una possibile soluzione, bensì costituiscono una parte importante del problema.

Non si capisce, ad esempio, come si possa conciliare l’adesione alla politica di Almirante che – lo ricordiamo – firmò provvedimenti di fucilazione dei partigiani in quanto ministro della Repubblica di Salò, e la difesa della costituzione della repubblica italiana, nata dalla resistenza antifascista. Le loro idee sono quanto di più lontano ci possa essere da prospettive di libertà dal dominio statuale; la loro idea di “libertà” è quella di svincolarsi dalle finalità sociali della costituzione, al fine di sfruttare al meglio le persone. Costoro non hanno mai messo in discussione il sistema economico che ha generato lo sfacelo attuale, la disumanizzazione che oggi subiamo sulla nostra vita.

La storia, soprattutto in Italia, ci ha consegnato una lezione fatta di morti, di stragi, di attentati ai lavoratori e agli studenti: è la storia dei fascisti vecchi e nuovi, che hanno sempre avuto un ruolo di stabilizzatori del potere costituito, non di “eversori”: con la strategia della tensione, infatti, hanno sempre determinato il rafforzamento delle strutture repressive e di controllo del sistema. Sono sempre stati al servizio e al soldo del potere, che si chiamasse governo, mafia o massoneria… Così come, da tempo, la sinistra istituzionale e parlamentare rende i suoi servigi al grande capitale finanziario e industriale.

L’assalto alla CGIL del 9 ottobre non ha fatto fare passi in avanti al movimento che legittimamente e coraggiosamente si batte da mesi contro il green pass, bensì ha avuto come unico effetto di rafforzare il governo e le forze che lo sostengono nella sua politica liberticida, ed ha consentito quella stretta antidemocratica che oggi limita le manifestazioni di piazza.

I personaggi oscuri che sono la regia di queste manifestazioni ambigue hanno interessi economici e precise mire politiche, stanno tentando di strumentalizzare il movimento contro il green pass per depotenziarlo e svilirne i contenuti sinceramente antigovernativi e che possono mettere in discussione il sistema economico e sociale sul quale si fonda il “nuovo” regime autoritario.

È un sistema che si basa sullo sfruttamento del lavoro umano e delle risorse naturali, e che per ottenere profitto non disdegna di distruggere l’ambiente in cui viviamo; usa la tecnologia come strumento di controllo planetario e di espansione coloniale anche oltre il nostro pianeta; ha paura delle relazioni umane e dell’identità collettiva, della solidarietà umana, che può generarsi tra le persone che prendono coscienza e che lottano in prima persona senza delegare nulla ai politicanti di mestiere.

Noi vogliamo costruire un percorso di liberazione da questo modello di sviluppo che ci vuole tutti sudditi sciocchi, privi di pensiero critico e dediti a produrre e consumare per gli interessi dei potenti dell’economia.

Questo movimento deve essere trasversale ed orizzontale, capace di creare dal basso quella coscienza sociale che può bloccare le forme di controllo digitale, la discriminazione, il ricatto e l’annichilimento delle relazioni sociali.

Invitiamo tutti a disertare le manifestazioni che vogliono strumentalizzare il movimento e condurlo in un vicolo cieco; in caso di partecipazione, invitiamo a portare in esse contenuti di rottura con la visione autoritaria, discriminatoria ed egoistica propria degli organizzatori.

RESTIAMO UMANI!

Lavoratori e lavoratrici contro il Green Pass e contro l’autoritarismo