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Lavoratrici e lavoratori contro il GREENPASS

Un contributo da Roma:

Gestione autoritaria della SINDEMIA = gestione capitalista delle crisi

Con lo stato di emergenza dilatato all’infinito, il potere capitalista che è al governo sta ottenendo più di un risultato:

ATTACCO AL LAVORO. Il governo sta utilizzando strumentalmente la crisi per operare un salto di qualità nel sistematico smantellamento di diritti e nel peggioramento progressivo delle condizioni di vita. Accelerazione della crescente precarizzazione già in atto, determinata dal capitale nella stagione neoliberista con i suoi strumenti tipici: garantire profitti ai grandi gruppi industriali e finanziari, scaricandone il peso sulla popolazione e adottando una politica di chiaro stampo autoritario. In Italia nel 2020 si è distrutta la piccola economia locale: lavoratori (e soprattutto lavoratrici) dipendenti e autonomi, piccoli artigiani, agricoltori, destrutturando il tessuto sociale, già logorato da decenni di politiche antipopolari. Le varianti della precarizzazione sono tantissime: da quelle a progetto, a termine, fino ad arrivare al lavoro gratuito. Tantissimi lavori, spesso in nero, sottopagati, malpagati, saltuari sono del tutto spariti.

ATTACCO AI DIRITTI. Profonda torsione autoritaria, con la sospensione di diritti e spazi di libertà, individuali e collettivi e con il definitivo svuotamento anche di quei simulacri della democrazia formale: il parlamento, la libertà d’informazione, l’indipendenza della magistratura.

ATTACCO ALLA SANITA’ PUBBLICA. La politica di contrasto della sindemia si è rivelata totalmente fallimentare. Dal punto di vista sanitario restano ancora senza spiegazione le incredibili disposizioni che hanno determinato la morte di migliaia di persone: divieto delle autopsie, collocazione dei malati Covid nelle RSA, strenuo contrasto alle terapie domiciliari precoci, vigile attesa dell’aggravamento della malattia, iniziale mancanza di DPI negli ospedali, ecc.

DIFFUSIONE DELLA PAURA e ATTACCO AL PROPRIO SENSO DI SICUREZZA. Dispiegata la massima potenza condizionatrice dei mezzi di comunicazione di massa con un registro allarmistico finalizzato a escludere qualunque voce critica, oscurare informazioni sanitarie importanti (come i dati sulle terapie alternative) e soprattutto diffondere la paura e individuare nemici pubblici da linciare: dal corridore solitario, a chi decide di non vaccinarsi. 

Cosa si poteva fare e non si è fatto

I settori più strategici in questa situazione sono stati colpiti dalle peggiori nefandezze.

Invece di ristrutturare e rendere totalmente pubblico il Sistema sanitario, internalizzando tutto il personale, creando nuovi presidi locali di medicina di base, potenziando la medicina preventiva ed ambientale, trasformando i medici di base da “liberi professionisti convenzionati” a dipendenti dello Stato, eliminando le Aziende Sanitarie e reintroducendo le Unità Sanitarie, si sono utilizzati miliardi per finanziare ulteriormente la sanità privata.

Nella Scuola le soluzioni reclamate da genitori, studenti e insegnanti hanno visto solo roboanti promesse mai mantenute. La mancata attuazione di un serio programma di edilizia scolastica, della riduzione del numero di alunni per classe (scorporo classi-pollaio), dell’assunzione di più personale contro il precariato eterno, del recupero delle decine di migliaia di aule inutilizzate (dati MIUR), della cancellazione del numero chiuso per l’accesso all’università, restano tutte gravissime responsabilità dei partiti che hanno governato in questi anni.

Allo stesso modo, invece di potenziare, ampliare e rendere gratuito il Trasporto pubblico lo si è impoverito e reso sempre più inaccessibile.

Introduzione Green Pass e obbligo vaccinale

Tutta la gestione della sindemia è stata palesemente finalizzata a persuadere che i farmaci a base genica siano l’unica soluzione, per innegabili interessi economici delle grandi multinazionali del farmaco. L’immonda campagna mediatica tesa a criminalizzare chiunque esprima critiche o dubbi – persino medici e scienziati autorevoli – vuole imporre un dogmatismo scientifico di Stato a cui tutti devono piegarsi, negando il metodo scientifico stesso.

La campagna di vaccinazione di fatto obbligatoria e la politica del lasciapassare rappresentano un ottimo pretesto per accelerare la strategia di controllo totalitario sull’intera popolazione e ad avere le mani libere per opprimere e sfruttare ancora di più. Non è un caso che essa vada di pari passo con l’aumento dei licenziamenti, il nuovo allungamento dell’età pensionabile, la minaccia di eliminare il reddito di cittadinanza, e l’ulteriore estensione del lavoro precario. Esso è tutt’uno con la politica che mira a peggiorare le condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone.

L’introduzione del lasciapassare (c.d. green pass) è il tentativo di portare a compimento la destrutturazione del corpo sociale, un mezzo di discriminazione e di ricatto.

Il lasciapassare non è una misura sanitaria, bensì politica: un terzo di contagiati e di decessi per Covid sono persone vaccinate (bollettino ISS “Epidemia COVID-19 Aggiornamento nazionale 15 settembre 2021). Il vaccino non rende “immuni”, ma semplicemente riduce temporaneamente il rischio, aprendo tuttavia a rischi di eventi avversi estremamente più frequenti e gravi di quanto riportato dai media di governo.

Questo strumento odioso si pone in continuità con il “permesso di soggiorno” e con il “decreto Lupi”, evidenziando il disinteresse del potere verso gli esclusi e le generazioni future.

Bisogna avere ben chiaro che scopo del governo e dei padroni non è la nostra salute e non lo è mai stato!

La stessa diffusione del virus, qualunque sia la sua origine, è dovuta alla politica di dominio che il sistema di produzione capitalistico persegue costantemente.

Il green-pass è uno strumento di ricatto, controllo ed esclusione sociale, è discriminatorio e irricevibile per tutti, a prescindere dalle scelte individuali, perché: a) ricatta e colpisce le/i lavoratrici/tori con la sospensione dallo stipendio, per forzare una scelta che dovrebbe essere libera e calibrata su una personale valutazione costi/benefici; b) ricatta ignobilmente i più giovani negando loro i luoghi dello sport e della socializzazione per indurli a vaccinarsi; c) trasforma la società in un luogo in cui delazione, controllo e castigo sostituiscono dialogo, solidarietà e rispetto. Uno degli scopi è portare allo scontro i membri della società, inserire il germe del sospetto e dell’intolleranza, frammentare e dividere i lavoratori per impedire forme di conflitto e percorsi collettivi solidali.

Il Movimento e il lasciapassare

La narrazione a senso unico e la disinformazione sistematica, forti di un uso “militare” dei media di potere, ha fatto breccia anche in molte persone dotate di profondo spirito critico.

Far leva sulle paure ancestrali, legate alla malattia e alla morte – presentate in maniera oscena a reti unificate – ha fatto strame delle ideologie e di posizioni politiche consolidate, ha creato fratture profonde nelle famiglie, nei gruppi amicali, nelle organizzazioni politiche e sindacali.

Si è fatta largo l’idea che chi si vaccina ha un comportamento altruista, responsabile, mentre è stato scagliato l’anatema di opportunismo e indifferenza sociale verso chi sceglie di non sottoporsi ad una sperimentazione con farmaci genici dalle conseguenze negative, solo in parte già conosciuti.

Qualcuno tenta di contrapporre l’autodeterminazione sul proprio corpo, il diritto alla libera scelta ad un “percorso di lotta collettivo”, non vedendo che non c’è alcun percorso collettivo, ma solo l’imposizione di una verità unica della “scienza” al servizio del potere e la coercizione da parte di un governo che ogni giorno, ogni minuto calpesta diritti ed esistenza di classi subalterne, di interi popoli e territori, perché è espressione, come da sempre denunciamo, degli interessi del grande capitale.

E in una sorta di amnesia collettiva, si gettano a mare almeno 50 anni di elaborazioni teoriche e di pratiche dei movimenti: dalla non neutralità della scienza padrona, al ruolo di stordimento delle intelligenze e di creazione del consenso da parte dei media; dal diritto a decidere sul proprio corpo, alla mercificazione della vita e al dominio sulla natura realizzata dagli interessi criminali delle multinazionali… Oggi tutte quelle battaglie e quel pensiero critico sembrano essere svaniti, perché si riconosce al potere un ruolo salvifico.

Vogliono dividere lavoratori e lavoratrici ma noi dobbiamo invece avere l’intelligenza politica e la sensibilità umana di bloccare questa guerra fra poveri e operare una ricomposizione sociale e solidale. Invece di scaricare la propria rabbia, la propria angoscia, contro chi sceglie di non vaccinarsi e non accetta il lasciapassare obbligatorio, bisogna rivolgere l’incazzatura e la lotta contro i veri responsabili del disagio e delle nostre condizioni di vita.

Dopo la sperimentazione del lasciapassare a carico di chi lavora nei settori pubblici più colpiti dalla furia privatizzatrice degli ultimi anni, la sanità e l’istruzione/ricerca, la messa a regime del ricatto padronale anche negli altri settori sta determinando forme radicali di resistenza in diversi importanti settori operai, che chiamano alla solidarietà e alla massima unità per respingere una misura gravissima, che vorrebbe dividere i lavoratori e che prospetta per il futuro provvedimenti ben più pesanti.

Non si può lottare per il lavoro e il reddito se non si lotta contro il controllo sociale

C’è quindi chi ha ben chiaro il progetto complessivo di ristrutturazione capitalistica che vuole creare da una parte lavoratori/trici addomesticati e asserviti, e dall’altra una massa di esseri umani inutili che vivranno sotto i ponti, senza alcuna prospettiva se non quella di vivere di espedienti ai margini di una società blindata.

Si sta utilizzando la gestione della sindemia per mettere in piedi un grande esperimento di disciplinamento sociale, di rafforzamento autoritario delle istituzioni, per imporre una restrizione sempre più marcata degli spazi di libertà personale, sindacale, politica e persino di socialità, a cui, sempre più in futuro, potranno accedere solo coloro che accetteranno di piegarsi diligentemente ai diktat governativi. Oggi è l’inoculo di un farmaco, domani potrebbe essere l’obbligo di uniformarsi ai comportamenti imposti dal governo.

L’obiettivo è tentare di gestire le susseguenti crisi dell’attuale modo di produzione eliminando alla radice qualsiasi ipotesi di conflittualità, imponendo una pace sociale blindata da un controllo pervasivo fatto di telecamere, militari, check-point, dispositivi elettronici sui posti di lavoro, sanzioni e privilegi.

Non a caso, le scelte coercitive del governo Draghi si accompagnano a una feroce politica lacrime e sangue, di inasprimento delle condizioni di vita, partendo dal caro bollette, dallo sblocco dei licenziamenti e degli sfratti, dall’aumento della precarizzazione con l’introduzione del lavoro gratuito e volontario.

I finanziamenti messi a disposizione dall’Unione Europea per la crisi, andranno nuovamente nelle tasche delle imprese e saranno indirizzati ai processi di privatizzazione e digitalizzazione. Si apprende dall’aggiornamento del DEF (la legge di bilancio) che le quattro voci fondamentali per lo stato sociale (pensioni, sanità, istruzione, assistenza) nel futuro prossimo e in quello più lontano andranno drasticamente a diminuire, come previsto dal finanziere Draghi per soddisfare l’ingordigia estrattivista delle imprese.

I capitalisti di tutto il mondo hanno capito che il modello vincente è quello cinese di accumulazione e controllo, in barba ai principi liberali da sempre sbandierati: l’orizzonte è il sistema del “credito sociale”, in cui ciascuno/a avrà accesso a diritti, servizi ed attività collettive in base al tasso di obbedienza al modello sociale imposto dall’alto.

Vorrebbero convincerci che

L’IGNORANZA È FORZA               LA GUERRA È PACE           LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ

Questa situazione ricattatoria non si esaurirà presto e niente andrà bene se non ci opporremo con intelligenza e determinazione ai processi in atto; è necessario perseguire la solidarietà tra i lavoratori/trci (indipendentemente dalle scelte individuali), è urgente elaborare collettivamente una nuova analisi della fase storica per adeguare forme di lotta e di organizzazione dal basso.

Battersi per una vita che valga la pena di essere vissuta significa in questo momento lottare prima di tutto contro il controllo sociale, contro le coercizioni emergenziali di qualsiasi tipo, contro il lasciapassare sanitario, contro le limitazioni agli scioperi, contro la digitalizzazione dei documenti, contro la sperimentazione sui nostri corpi…

La lotta per la salute e per l’autodeterminazione sul proprio corpo è un cardine della battaglia anticapitalistica.

IL 15 OTTOBRE NON SI LAVORA!

BLOCCHIAMO OVUNQUE LA PRODUZIONE!